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COMUNICATO STAMPA

PER TIRRENO POWER SERVE UN PATTO COL TERRITORIO

I lavoratori di Tirreno Power sfilano in silenzio. In silenzio perché le parole su questa vicenda sono davvero state spese tutte.

E a proposito di parole leggiamo che il Movimento5- Stelle chiede a Tirreno Power di presentare un piano industriale per il prolungamento degli ammortizzatori sociali mentre la Sindaco Caprioglio garantisce massimo impegno ma non individua uno straccio di strategia. Sono posizioni utili solo a far pubblicare un trafiletto sul giornale di oggi.

La questione non è così semplice. Il futuro di quell’azienda (ma temo che ormai si debba parlare di futuro di un’area industriale e non di un’azienda) non è liquidabile (da parte delle forze politiche) con una richiesta di piano industriale.

Il processo di reindustrializzazione delle aree Tirreno Power (ma gli stessi ragionamenti vanno estesi anche alla situazione Bombardier) può essere attuato solo ed esclusivamente attraverso un patto del territorio, in cui le istituzioni (Comune di Savona e Regione in primis), le parti sociali e i rappresentanti delle imprese, definiscano insieme un quadro di incentivi per lo sviluppo e per il sostegno agli investimenti.

Per essere più chiari: la richiesta di riconoscere la Provincia di Savona come area di crisi complessa fatta dalla Regione al Ministero dello Sviluppo Economico (tardivamente e troppo a ridosso della fine degli ammortizzatori sociali) consentirà di attivare programmi di investimento produttivo (capannoni, linee di produzione, ecc) e programmi per la tutela ambientale  (bonifiche, riutilizzo di rifiuti, ecc).

Ma questa opportunità, per essere colta, deve essere sostenuta da un ruolo attivo del territorio tutto. Va richiesto alla Regione di impegnare subito risorse presenti nell’ambito dei fondi strutturali europei per ricerca e innovazione, competitività delle imprese e formazione del personale a complemento delle risorse Ministeriali.

E sempre la Regione dovrebbe dare attuazione a quanto pomposamente annunciato nella “legge per la crescita” (L.r. n.1/2016) sul tema attrazione degli investimenti. Propositi sbandierati e mai attuati.

Serve un vero e proprio piano di marketing territoriale per attrarre investimenti. Trovare, cioè, imprese a cui vengono presentate queste opportunità e che intendano, con l’aiuto degli strumenti finanziari a cui accennavamo sopra, avviare nuove attività produttive, ambientalmente compatibili, con l’impegno ad assorbire i lavoratori di TP.

Al Ministero e al Governo va chiesto di sostenere questo processo, non solo con le opportunità date dall’area di crisi complessa, ma anche attivando tutte i possibili contatti per promuovere e sostenere il rilancio dell’area.

In questo quadro si può e si deve chiedere a Tirreno Power di fare la sua parte, non solo come proprietario dell’area ma come soggetto che deve dare risposte in termini industriali.

Così si esprime la solidarietà ai lavoratori: provando a dare risposte concrete al loro futuro occupazionale.

Bisogna lavorare, e tanto. Purtroppo, arrivati a questo punto, i comunicati stampa in cui si chiede “a gran voce” qualcosa servono davvero a poco. Più che chiedere la politica dovrebbe dare risposte.

Savona, 28 luglio 2016

Relazione del Segretario Assemblea Provinciale

striscia homepage 1PDI risultati ottenuti dal nostro partito e dalla nostra candidata Raffaella Paita alle ultime elezioni regionali rappresenta uno dei momenti più difficili per il PD ligure fin dalla sua nascita. Se vogliamo pensarci attentamente in vero rappresenta la prima nostra vera sconfitta su un piano, quello dell’amministrazione regionale, che ci impone oggi a ripensarci come partito, come comunità e nei rapporti intrecciati in 10 anni di amministrazione Burlando con le forze sociali, con gli amministratori comunali e con la stessa società che ci circonda e di cui facciamo parte da sempre con l’ambizione di esserne una guida.

Primo elemento di analisi è rappresentato dai numeri: su sette regioni andate al voto il 31 maggio, il PD perde 2.143.003 voti rispetto alle europee del 2014 (meno 50,2%) e 1.083.557 voti rispetto alle politiche del 2013 (meno 33,8%)
In Liguria il PD ha perso 185.000 voti rispetto alle elezioni europee dell’anno scorso come voto di lista. Se invece si fa il calcolo sui voti ottenuti da Raffaella Paita come candidata presidente, questo dato scende a 140.000. Una variazione percentuale che per il nostro partito significa un meno 57,3% rispetto alle europee 2014 e un meno 46,6% rispetto alle politiche del 2013. Solo in Veneto abbiamo fatto peggio con rispettivamente un meno 65,8% rispetto alle europee e un meno 51,0% rispetto alle politiche 2013.
Dato significativo, sempre per quanto riguarda la nostra regione è rappresentato dall’assenteismo: alle europee 2014 hanno votato 810.000 liguri mentre alle regionali l’affluenza si è assestata a 690.000.

Una flessione così pronunciata subita dal nostro partito porta ad un primo elemento di analisi sulla sconfitta che non si può attribuire esclusivamente alla candidatura di Luca Pastorino.
Sommando infatti i voti conquistati da Pastorino a quelli di Raffaella Paita il centrosinistra avrebbe effettivamente superato i consensi raccolti da Giovanni Toti di circa 20.000 voti ma questa operazione è possibile solo aritimicamente e non politicamente. Lo dimostra il voto di lista:  i partiti di centrodestra hanno conquistato in Liguria poco più di 203.000 voti. Le liste a sostegno di Raffaella Paita e quelle schierate per Luca Pastorino si fermano a 198.000.

La vittoria del centrodestra ligure è stata favorita dal boom della Lega Nord, che ha superato il 20%, insieme alla relativa tenuta di Forza Italia ma è anche giustificata dalla percezione che gli elettori di quella parte politica hanno avuto rispetto ad una rinnovata compattezza che la candidatura di Giovanni Toti, da noi sottovalutata, ha saputo offrirgli.
Il dato di Genova, città che rappresenta un terzo della popolazione della Regione dovrebbe essere osservato da noi con molta attenzione. Alle europee avevamo qui preso 122.000 voti pari al 44,58%. Alle elezioni regionali di quest’anno la nostra candidata ha conquistato meno della metà delle preferenze 2014, ovvero 59.000 voti, tanto da arrivare solo terza nel capoluogo ligure. La lista del PD ha invece preso 48.000 voti. Luca Pastorino ha invece conquistato 31.000 voti, che però rappresentano meno della metà delle perdite del PD rispetto al voto 2014.

Sempre a Genova il M5S è leggermente calato passando da 76.000 a 72.000 voti ma in linea con la contrazione dei votanti per cui le percentuali rimangono identiche. La Lega Nord triplica invece i suoi voti rispetto al 2014 passando da 10 a più di 30.000.
Passando, sempre analizzando i numeri, alla nostra Provincia qui hanno espresso il proprio voto  valido circa i due terzi degli aventi diritto che si sono recati alle urne nel 2014 quando si recarono alle urne 149.227 savonesi. Per contro quest’anno i voti validi sono stati 103.081: mai il dato di affluenza era stato così basso tenendo presente che alle elezioni regionali del 2010 si erano recati al voto 139.413 savonesi.

Per la nostra candidata qui hanno espresso preferenza 37.265 votanti (30,57% rispetto al voto complessivo) contro i 48.486 voti espressi in favore di Giovanni Toti che porta a casa un 39,78%.

Il nostro, nella Provincia di Savona, è ancora il primo partito con 29.654 voti (28,76% ) ma si registra anche qui da noi un exploit della Lega Nord che con 25.120 voti diventa il secondo partito della Provincia con il 24.36% seguito dal M5S (17,89%) e da Forza Italia che comunque rimane al 15,85%.

Notevoli nella nostra Provincia sono i risultati dei nostri tre candidati di partito Lugi De Vincenzi (5.983 voti ed eletto in consiglio regionale), Mauro Righello (4.603 voti) e Lorena Rambaudi 3.094). Tutti i nostri candidati sarebbero stati eletti per numero di preferenze nella circoscrizione genovese e questo a dimostrazione che la selezione della classe dirigente savonese funziona ed è efficace per bravura, caparbietà e preparazione politica di chi candidiamo a rappresentarci.

Se andiamo poi più nel dettaglio, nell’ambito della nostra Provincia, non si può sottacere come quasi ovunque, (tralascio pertanto i dati di alcuni comuni dove è evidente il trascinamento positivo dato dall’appartenenza territoriale dei candidati  – Pietra Ligure e Millesimo in primis) vi è una emorragia di voti dal PD che assume elementi di notevole importanza e preoccupazione soprattutto in alcuni comuni del nostro ponente dove ritorniamo in alcuni casi ai dati percentuali del 2010 e comunque al di sotto delle aspettative maturate in seguito al notevole afflusso al voto dimostrato alle elezioni primarie di gennaio 2015.

Nel nostro ponente, seppur sia da segnalare anche nelle fila del centro destra candidature importanti per questo territorio quali quelle di Angelo Vaccarezza, Stefano Mai (entrambi probabilmente eletti) e Marco Melgrati mi sembra evidente come il voto di centro destra a cui avevamo aspirato per confermare il risultato delle europee 2014 sia ritornato nella sua collocazione naturale anche in realtà importanti che amministriamo e in primis nella Città di Albenga che, per la sua importanza, in forza dei 1529 voti espressi al PD per il 18,1% dei voti complessivi meriterà un analisi approfondita con il circolo locale che, in seguito alle intervenute dimissioni del Segretario cittadino Alessandro Andreis dovrà essere accompagnato a nuovo congresso.

Altro elemento di analisi è improntato sul largo successo ottenuto in molti comuni, anche valbormidesi dalla Lega Nord, voto che in parte si spiega con il trascinamento di temi nazionali quali l’immigrazione irregolare ma anche come voto di protesta verso il nostro partito incapace per molti di rappresentare quel cambiamento che dia respiro ad una società che, soprattutto nei centri dell’entroterra, è fiaccata da una crisi industriale di lunga durata e di difficile soluzione.

A Cairo dove il PD ha comunque il 33.14% dei consensi la Lega diventa per una manciata di voti primo partito con il 33.73% catalizzando il voto di protesta e lasciando le briciole a Forza Italia ( che di fatto scompare) e al M5S che nelle periferie della provincia non riesce a mietere consensi in linea con il resto della regione.

Discorso a parte merita il nostro capoluogo Savona dove nel 2016 ci sarà il primo vero teste elettorale importante per il nostro partito in Regione Liguria.

Qui il PD rimane primo partito con il 30.1% dei consensi e Raffaella Paita per soli 10 voti non sopravanza Giovanni Toti (8206 contro 8216). La Lega Nord in Città non va oltre il 20.83% mentre significativo, rispetto alla media provinciale è qui il risultato del M5S che raccoglie il 22,68% dei consensi segnale che nel nostro capoluogo il partito di Grillo è maggiormente organizzato vantando già peraltro una propria rappresentanza nel Consiglio Comunale cittadino.

Il dato espresso dalla Provincia di Savona, seppur inferiore alle nostre aspettative, rappresenta il secondo miglior risultato ligure, sopravanzati solo dalla Provincia di La Spezia trascinata dall’appartenenza territoriale della nostra candidata Raffaella Paita.

Passando ad una analisi politica dell’esito del voto possiamo ribadire quanto detto da molti commentatori del voto sia a livello regionale che a livello locale.

Non esiste una sola ragione della sconfitta ma ve ne sono molte.

Vi sono senz’altro elementi di politica nazionale che ci hanno visto subire, su alcuni macro-temi quali la riforma della scuola e il problema dell’immigrazione, un momento non brillante del nostro Partito incapace per certi versi a ricondurre la discussione sui veri problemi che colpiscono i cittadini liguri rispetto ad un “laboratorio liguria” che i nostri avversari (e in questo non riesco a distinguere Luca Pastorino da Giovanni Toti) hanno lanciato come tema di caratura nazionale.

Se poi vi sono situazioni che di certo non hanno aiutato la nostra candidata quali l’alluvione di Genova e che hanno lasciato evidenti strascichi sull’elettorato di quella Città, non vi è dubbio che la frattura che ci ha visto protagonisti, soprattutto a Genova, rispetto alla selezione del nostro candidato, non è stata digerita dai nostri elettori che, nell’analisi dei flussi di voto, rappresentano più del 50% di coloro che non si sono recati alle urne rispetto alle europee del 2014.

Gli stessi flussi di voto hanno poi dimostrato come non solo non siamo riusciti ad intercettare il voto della sinistra ma, nell’inseguirla anche sul piano programmatico, abbiamo perso, soprattutto nell’ultima fase di campagna elettorale una importante fetta, si dice circa il 5% di quel voto moderato che così ha fatto pendere la bilancia a favore di Giovanni Toti.

In Liguria la sinistra vince se unita e il PD vince correndo da solo facendo propria quella vocazione maggioritaria da noi sempre inseguita solo se al suo interno è unito e graniticamente compatto: noi non siamo riusciti ad unire la sinistra ne tanto meno ad unirci al nostro interno e così si perde.

Esiste poi un problema che ci riguarda da vicino rispetto alla nostra “forma partito”, alla emorragia di iscritti che il PD presenta in tutta Italia e alla organizzazione del partito stesso che in molte occasioni non riesce a spiegare ai propri attivisti il motivo per cui è importante essere tesserati: da qui noi tutti dobbiamo porci, anche rispetto alle tornata elettorale che ci attende delle elezioni amministrative 2016 l’opportunità di continuare a fare ricorso allo strumento delle primarie così come pensato dal nostro statuto e cioè con regole non sufficientemente efficaci rispetto alla realtà e all’importanza dei processi decisionali che dobbiamo assumere.

Di una sospensione dello strumento delle primarie ne parla peraltro oggi in una intervista al quotidiano La Stampa anche il nostro segretario nazionale Matteo Renzi.

Dall’analisi di quanto accaduto, dagli errori che abbiamo commesso, parte la sfida che ci attende nei prossimi mesi per tornare a pensare come partito di opposizione in una regione di centro destra.

Importante sarà pertanto cambiare il nostro modo di pensare anche rispetto ai rapporti del partito con i suoi amministratori comunali che, in un momento di grande sofferenza dell’ente provincia diventano, insieme ai nostri consiglieri regionali di opposizione, i nostri primi riferimenti sul territorio.

Da qui parte un mio primo appello al sostegno ai nostri Sindaci soprattutto in quei territori dove il centro destra ha saputo ricompattarsi. I nostri avversari tenteranno di dare la spallata a queste amministrazioni così come faranno di tutto per mettere al centro delle loro mire politiche la nostra Città capoluogo, Savona.

A quei Sindaci e a quelle amministrazioni che noi sosteniamo anche con nostri amministratori noi dobbiamo dare in questo momento il massimo sostegno ma dobbiamo anche dire a quei Sindaci che oggi il loro ruolo diventa quanto mai delicato anche rispetto al proprio modo di fare politica. Se alcuni tra loro pensano che l’Amministrazione Toti avrà la stessa attenzione di quella Burlando rispetto alle amministrazioni comunali a prescindere dai loro colori politici avranno presto brutte sorprese perché quei valori di rispetto e imparzialità del fare amministrazione che sono insiti nella nostro cultura politica, non sono di casa nella Lega Nord e nel centro destra di questo paese.

Un ultimo passaggio lo voglio fare sull’organizzazione del nostro partito.

Nelle prossime settimane ritengo sia utile procedere nel tentare un miglioramento della nostra rete organizzativa in tutte le sue articolazioni andando, in particolare, a migliorare il coordinamento della segreteria provinciale con le articolazioni comunali e con le due aree dove è necessario migliorare: sul Levante, per individuare il nuovo coordinatore dopo il cambio di ruolo di Remo Zunino e sul ponente anche alla luce di quelli che saranno gli esiti del congresso del circolo più importante di quel territorio che è Albenga.

In almeno uno di quei territori sarebbe positivo sperimentare una maggiore collaborazione con l’organizzazione dei Giovani Democratici savonesi che mi hanno manifestato la voglia di mettersi in gioco per aiutare il PD con le loro idee e le loro iniziative.
Esistono poi alcuni giovani amministratori e segretari di circolo che si sono distinti, anche nel corso dell’ultima campagna elettorale, per la loro intelligenza politica e la loro caparbietà dimostrata in favore dei nostri candidati e che meritano la nostra attenzione e il nostro riguardo rispetto ad una crescita anche all’interno del nostro partito.
Particolare attenzione e riguardo infine dobbiamo avere noi tutti rispetto alla Città di Savona.
Nei prossimi mesi sarà lì che si concentreranno le attenzioni dei nostri avversari politici per dare una spallata al PD in Liguria. L’appello che voglio fare questa sera a Voi tutti e quindi a tutto il partito è quello della massima serietà e consapevolezza nell’accompagnare il PD savonese in mesi che saranno difficili ma nello stesso tempo entusiasmanti, mesi di necessaria costruzione di un nuovo progetto amministrativo per il prossimo decennio savonese. Serietà e consapevolezza significa, nell’immediato, aprirsi alla Città, parlare ai savonesi e costruire programmi e un progetto il più largamente condiviso con tutti i settori della società. Il mio invito, e mi auguro di tutta l’assemblea, va all’Amministrazione uscente della Città di Savona e al PD savonese affinché procedano in tempi brevi ad avviare un percorso aperto alla città di analisi del lavoro fatto nel decennio e di ascolto programmatico per il futuro. Un lavoro il più capillare possibile, certamente lungo e faticoso, ma necessario se vogliamo realmente arrivare ad una candidatura il più possibile condivisa ed evitando così lo stillicidio dei nomi a prescindere dai programmi.

Continuiamo ad essere il primo partito savonese, siamo senz’altro il partito con le migliori risorse in termini di persone e di idee. Abbiamo perso una battaglia ma non abbiamo perso la voglia di combattere per valori ed ideali a cui mai rinunceremo: giustizia sociale, eguaglianza, legalità e lavoro.

Molti dei nostri elettori questa volta sono rimasti a casa. Dimostriamogli, tutti uniti, che meritiamo ancora la loro fiducia.

Fulvio Briano

Segretario Provinciale PD

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